Intervista a Roberto Mirabile, presidente della Caramella Buona

Roberto Mirabile

Roberto Mirabile è giornalista e presidente della Caramella Buona Onlus, l'associazione da anni attiva nella lotta alla pedofilia. E' un personaggio per molti scomodo, Mirabile. Già, perché non solo prende posizioni decise e chiare contro gli abusi sui bambini ma anche perché spesso e volentieri smaschera i silenzi su un tema di cui invece si dovrebbe parlare. Per questi motivi, Mirabile e la sua associazione nel corso degli anni hanno affrontato minacce, intimidazioni, attacchi vari. Eppure è sempre lì, in prima linea, non permettendo a nessuno di cucirgli la bocca. Lo abbiamo intervistato.

Come nasce la Caramella Buona?

Nasce nel 1997, considerata la forte esigenza di operare concretamente contro la pedofilia, in termini di prevenzione e di repressione del fenomeno, affrontato sotto l’aspetto sociale e soprattutto criminologico, ovvero come gravissimo reato.

Quanti casi ha seguito circa?

A oggi abbiamo seguito oltre trenta casi giudiziari nazionali e internazionali, alcuni fra i più noti e complicati nel panorama giudiziario italiano.

Come si è sentito quando avete ricevuto minacce e intimidazioni e come ha reagito l’associazione? 

Lo straordinario team della Caramella Buona ha reagito e continua a reagire con lodevole fermezza e coesione. Per quanto riguarda il sottoscritto, ancora non mi capacito di chi può essere così folle da sostenere criminali che abusano di bambini indifesi.

Fra i punti forti, ci sono la collaborazione diretta con la Magistratura e un lavoro accurato di inchiesta. Quante energie richiede?

In effetti, collaboriamo direttamente con tutte le Forze dell’Ordine e la Magistratura, istituzioni che riconoscono la validità e correttezza del nostro operato. Ogni giorno questo impegno richiede, come dire, di ricaricare le batterie! In termini pratici, le risorse del nostro (piccolo) rendiconto, vengono assorbite significativamente dalle voci dell’assistenza legale alle vittime e dalla gestione delle Case Buone, dove accogliamo gratuitamente donne e bambini in emergenza.

Come si potrebbe migliorare la legislazione italiana in merito alla pedofilia e alla pedo pornografia? In cosa manca, secondo lei?

Manca innanzitutto la consapevolezza della gravità di questo orribile reato, che colpisce una ampia fascia della popolazione a rischio ed è sottovalutato, tanto nel danno alla singola vittima, quanto nelle ripercussioni sull’intera società. Da anni nella nostra trasparente opera di lobbying parlamentare, chiediamo ai politici di approvare la nostra proposta di legge per la tracciabilità del sex offender: quando esci di prigione, devi avere l’obbligo di segnalare gli spostamenti e i luoghi di lavoro alle Forze di Polizia del territorio. Questo in ottica di prevenzione della reiterazione del reato. Poi, la certezza della pena e l’abolizione del rito abbreviato, che concede al pedofilo un inaccettabile sconto di pena nei nostri Tribunali.

Come si può aumentare la consapevolezza su un tema che spesso ancora passa sotto silenzio?

Parlandone, scrivendone, abbattendo ipocrisia e omertà, nelle persone come nelle istituzioni, qualsiasi sia.

Come affronta il tema sulla stampa e in televisione? I media hanno paura di parlare di pedofilia?

I colleghi giornalisti, a parte qualche rara eccezione, purtroppo hanno sempre avuto forti remore nell’affrontare questo argomento, rendendosi a volte inconsapevoli complici della diffusione. In particolare, devo a malincuore dire che proprio i media italiani sono stati – e sono in parte ancora oggi – i più silenziosi.


Sara Riboldi

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